Images de l’esprit

Il ricordo di una vita mai vissuta… Immagini inspiegabilmente familiari. Volti, espressioni, scenografie e dettagli seduti nella mia memoria! Chi ce li ha messi? Come ci sono finiti? Quale vita hanno assorbito? Di chi sono questi ricordi che io custodisco? Spezzoni di vite, come trailer di film. Il nostro inconscio è il collage di vite mai vissute? Una nostalgia inspiegabile. Quel posto che ricordo così bene, che ho sognato l’altra notte, ma dov’è? Io ci sono stata? Perché mi manca talmente… L’ho cercato da sveglia ma non appartiene a questo tempo, ho nostalgia di un posto che non esiste più, di un mondo morto molto prima della mia nascita! Passerò la vita a cercarlo?

Pubblicato in:  on Dicembre 23, 2009 at 11:50 am Commenti (4)
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Or incomincian le dolenti note

Questa frase diventata sinonimo l’abbiamo tutti presa in prestito da Dante Alighieri, Divina Commedia, per la precisione Inferno, canto quinto, secondo cerchio, faccia a faccia con quella razza di genti chiamati Lussuriosi. Mi ritrovo a leggere per la millesima volta questo libro… Io leggo ciclicamente solo due libri Lolita e la Divina Commedia, perché sono gli unici due testi che mi procurano certe sensazioni da cui non so staccarmi e che a intervalli regolari devo riprovare, mi piace pensare che procurino “dipendenza”. Preciso bene; della Divina Commedia prediligo, non ve lo sto nemmeno a dire, l’Inferno, un luogo che dovremmo visitare tutti, divertente da morire! Dovrebbero organizzare gite guidate da Virgilio per ogni uno di noi, si imparerebbero tante cose, non è assicurato che ne usciremmo più buoni, ma di certo migliori e poi non è detto che prima o poi qualcuno non ci mandi all’inferno, a me capita di frequente per esempio. Anche in Paradiso un giretto non sarebbe male farselo ed è un altro dei mondi danteschi che adoro, ma è più difficile che vi ci mandino! Per il momento accontentatevi di fare un giretto tra quegli interessantissimi peccatori macchiati di Lussuria!

« Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.”
Queste parole da lor ci fuor porte. »

Paolo e Francesca sono i personaggi Lussuriosi che Dante è ansioso d’incontrare. Vuole conoscere la loro storia, vuole sapere perché fluttuano assieme, l’uno nell’aria dell’altro, stretti nel dolore così com’erano morti. Lo so, che banalità… I due giovinetti morti per amore, come Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta… Innamorati che probabilmente non sono mai vissuti o che se fossero campati più a lungo avrebbero iniziato a discutere su quale palio andare ad assistere come ogni banalissima coppia. E chi vorrebbe mai ascoltare la storia di due furuncolosi giovincelli che l’ormone ha unito e la quotidianità ha diviso? Lo so, ma non posso farci nulla, mi struggo per il loro amore, che è bello in questo momento, è perfetto adesso, nell’attimo in cui ascoltiamo la loro storia e la loro fine.

Proprio perché è doloroso, incompiuto e amorfo il loro amore, proprio così è perfetto, proprio perché in quell’istante sono solo amanti e nient’altro, sono l’essenza più pura e autentica, sono quello che provano e Dante gli concederà d’esserlo per sempre. Non vedremo mai come sarebbe stato e per questo soffrono e noi con loro. Il loro amore non ha eguali nel momento galeotto; mi pare di vederli, nell’istante in cui i giovani soli nella stanza sentono ribollirsi per quella passione soppressa, l’odore dell’altro, la voce che trema, il cuore in gola e la paura, la paura… Leggono di come Lancillotto amò Ginevra, scelta interessante per due che debbono sfuggire alle tentazioni, ma infondo… Chi vuole davvero? Mentre leggo sento anch’io la testa girare, quell’inconfondibile ronzio nelle orecchie, il tonfo del libro che cade dalle mani… non hanno resistito, non hanno potuto e sono morti nel momento più bello!

Dante poi gli fa il più grande regalo, gli regala l’eternità! Certo gli regala anche l’Inferno ma con quanto riguardo… assieme nel volo eterno! Francesca narra e Paolo piange. Dante per poco non sviene e il cuore del lettore impazzisce, ancora una volta!

Uuu…

Godetevi questo divertente filmato… E chi lo sa che non faccia venire qualche ispirazione frivola…

Frida

Da molto pensavo a questa artista e da molto rimando la stesura di questo post. Infatti per me scriverlo è cosa molto difficile! Avverto la forse sciocca responsabilità di rappresentare questa pittrice nella maniera giusta. Ci sono personaggi che amo per qualche misteriosa ragione, ma che mi dolgono profondamente, e descriverli, immergermi nel loro mondo mi strazia e mi delizia al contempo. Vi parlerò di Frida Kahlo!

Nata da genitori ebrei europei, migrati in Messico Frida inizia una vita straordinaria, fonte della sua arte dolorosa! Soffre di spina bifida, confusa erroneamente con la polio, carattere ribelle ed eccentrico sarà segnata da un incidente mentre si recava a scuola. L’autobus sul quale viaggia si scontra con un altro, un corrimano le si conficcherà nella schiena. Sul veicolo un uomo portava con se della polvere d’oro, probabilmente un pittore, nell’incidente i vestiti di Frida si lacerano, verrà ritrovata semi nuda cosparsa di polvere d’oro, le si era rovesciata addosso durante la collisione… Il destino qualche volta si fa vivo.

Proprio l’incidente la condurrà alla pittura! Per lunghi mesi immobilizzata a letto leggerà e non avrà altra musa che se stessa. Il suo primo dipinto ha come soggetto un suo piede che riesce a scorgere appena dalle lenzuola… Poi con il supporto di specchi inizierà la lunga serie di autoritratti che la renderanno celebre. La sua è un’arte violenta, sanguinolenta, produce dolore e sgomento. Fatta di carne e sangue ci sconvolge nella sua schiettezza al pari di un crudo atto biologico! Distesa, immobile sul suo letto avrà modo di pensare al suo corpo sconfitto, al dolore ma al contempo alla voglia di vivere… Si  riprende e accumulati molti dipinti decide di mostrarli al celebre pittore messicano, attivista politico Diego Rivera! In breve oltre ad un connubio artistico esploderà la passione. 

La loro storia d’amore non è comune, Rivera (nonostante l’aspetto) è un grande amatore, per tutto il corso del della loro vita assieme tradirà Frida, persino con sua sorella, si separeranno per poi rincontrarsi e tornare assieme. Ama Frida ma è fatto così, considera il sesso con le altre come un istintivo bisogno biologico, fine a se stesso… La loro casa (oggi loro museo) trovo sia concettualmente eccezionale; due case separate ma unite da un ponte, il ponte rappresentava il loro amore, che congiungeva due individualità distinte! Le opere di Frida sono pregne della sua vita pulsante, l’ossessione di una maternità impossibile, aborti, il peso di un corpo continuamente dolorante, un amore ossessivo. Il corpo, il suo nutrimento, l’esteriorità e le viscere tutto è necessario per esprimere l’arte. Le relazioni extra coniugali di Frida sono numerose, sedurrà persino le amanti di Rivera per distoglierle da lui. Vi segnalo il film basato sulla storia di Frida Kahlo, abbastanza riuscito, con personaggi piuttosto centrati.

I dipinti di Frida sono complessi, ricchi di simbolismi, ci vorrebbe un post per ogni uno di essi e magari un giorno vi descriverò qualche tela che preferisco, ma per ora lascerò alle sole immagini il compito di insinuarsi sotto la vostra pelle. Se volete la descrizione di qualche dipinto fatemelo sapere. Siete liberi di disgustarvi, di indignarvi, di godere o di rabbrividire delle immagini di alcuni dei suoi lavori… Ma Frida ha il potere di sommergervi  contemporaneamente con ogni una di queste sensazioni… A voi i brividi!

Pubblicato in:  on Dicembre 17, 2009 at 3:16 pm Commenti (4)
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A vintage Christmas party

Continua la mia piccola mostra di immagini d’epoca natalizie…

La donna più bella del mondo

Vi presento la degna antagonista della Bella Otero, ricordate il mio post? Lina Cavalieri negli anni della Belle Epoque rappresentava la bellezza europea. Nata a Roma divenne famosa per la voce da usignolo e per le gambe mozza fiato!

All’inizio fu costretta a svolgere lavori umili, fioraia, giornalaia… Poi la fama. Lo scontro con l’altra bellezza spagnola, la Bella Otero la rese celebre.

Definita La Venere in terra riuscì a sedurre nobili, scrittori e letterati del calibro di Gabriele D’annunzio che le dedicò una copia del Piacere, sua celebre opera.

Pare che persino l’inventore della famosa bevanda campari, Davide Campari, fosse follemente innamorato di lei.

Rimase famoso il bacio appassionato sulla scena con il tenore Caruso durante l’opera lirica Fedora, suscitando scalpore e curiosità!

Dopo una vita clamorosa si ritirò dalle scene nel 1920, sparendo dalla mondanità.

Morì durante i bombardamenti nella sua casa di Rieti. Nel ‘55 la Lollobrigida vestì i suoi panni nel film La donna più bella del mondo!

Che splendore signori…..

Oggi mi sento frivola… Parliamo di Make up?

Qual’è il Make up D’Autre Temp che preferite? Il look con cui preferireste giocare? Vi darò delle dritte vintage sul Make up!

Premessa: Risulterò impopolare, ma non amo molto il trucco, o il make up in generale. Credo sia piuttosto dannoso per la pelle, in più trovo conferisca un aspetto artefatto che su me stessa preferisco evitare. Detesto il fondotinta e anche la mia pelle non lo tollera e nutro una certa antipatia per gli ombretti. Quindi il Look che preferisco è naturale, un velo di cipria e qualcosa che evidenzi le labbra. Gli elementi del make up che adoro sono i rossetti e l’eye liner! Perché? Il trucco deve servire a migliorarci, a mettere in evidenza i punti cardine della sensualità: gli occhi e le labbra! Il suo unico scopo è quello di esaltarci, non di coprirci. Non trovo abbia senso comprare quantità industriali di ombretti, di mille tonalità diverse per associarle al colore esatto del vestito che indossiamo.

Non dovrebbe mai mancare un rossetto rosso, o porpora, o bordeaux. Le donne d’una volta sapevano meglio di noi il perché; evidenziare le labbra creava lo stacco (oggi tanto detestato) tra la voluttuosità delle labbra e la carnagione diafana. Calamitava l’attenzione dell’altro sesso  sull’oggetto dei suoi desideri, lo lasciava sognare mille baci di passione… Come sapeva bene la stessa, sensualissima Louise Brooks:

Il trucco degli anni ‘20 calcava su questo, la bocca era disegnata come un piccolo cuore scarlatto, quale allusione più esplicita…? Gli occhi fungevano da vaporosi ventagli di piume, con ciglia lunghissime… Il trucco di questi anni è assolutamente il mio preferito!

C’è anche un altro look che trovo stupendo, ovvero quello anni ‘60. A sfoggiarlo come emblema fu la modella Twiggy, esile, infantile ragazza dagli occhi enormi.

Lanciò lei la moda, il trucco di questi anni spostava l’attenzione sugli occhi che dovevano essere grandi, grandissimi. Il make up li esaltava, sminuiva le labbra, toglieva l’attenzione da queste per puntarla sugli occhi. Un effetto straordinario, magico che è al secondo posto nelle mie preferenze…  Un rossetto questa volta tenue per enfatizzare gli occhi che con giochi sapienti di matita ed eye liner producevano un effetto incredibile, ciglia finte per aprire ancor di più lo sguardo e via con la seduzione… Ecco lei stessa che lo riproduce:

Ultimo consiglio: sembrerà banale ma lo ricordo magari ai più giovani; qualsiasi look adottiate siate moderati, se truccate molto gli occhi non eccedete col rossetto, viceversa se osate molto con le labbra evitate di fare lo stesso con gli occhi, sono piccoli trucchetti (scontati) per evitare di essere volgari o eccessivi a qualsiasi età e se potete iniziate a truccarvi il più tardi possibile, le pelli giovani devono respirare, lo si ricorda troppo poco!

Willkommen, Bienvenue, Welcome to Cabaret

Mesdames et Messieurs quest’oggi al Cabaret ci sono ospiti illustri, che arrivano addirittura dal mondo dell’arte! Proprio così, vi invito a scovare tra il pubblico seduto in sala i dipinti ai quali il film si ispira per rappresentare la dissoluta società berlinese degli anno ‘20… Buona divertimento!

Trouver des Peintures…      Find Paintings…

Allora? Siete riusciti ad individuare gli strani personaggi che popolano la platea? Avete scovato le figure pittoriche? Questo film straordinario ambientato a Berlino, nel momento precedente allo scoppio della seconda guerra mondiale, ci narra la pazza storia d’amore tra una cantante ballerina e un timido insegnante d’inglese. Oltre a proporci fantastiche musiche rimaste nella storia, balletti stupendi e grande recitazione, custodisce per noi anche delle piccole citazioni colte da non sottovalutare.

Al secondo 33 troviamo Otto Dix, pittore tedesco che durante gli anni venti ritrae parecchi personaggi bizzarri della sua società, questa è  Sylvia Von Harden (1926), giornalista avanguardista, la si poteva incontrare spesso seduta in qualche locale, fumando e discutendo animatamente, con uno stile contro corrente tipico delle donne di quell’epoca. Al minuto 1:20 una scena ci ricorda un altro pittore tedesco Christian Schad  l’autore di questo dipinto intenso ma glaciale: Count St-Genois d’Anneaucourt!

Il profilo aquilino di queste donna è classico del suo stile, affilato come una lama ed è una perfetta macchina del tempo che ci trasporta nei complessi anni ‘20 berlinesi. Sonja, altro personaggio glaciale del pittore Schad è associabile alle figure della platea del film, uno sguardo spento ma sconvolgente, rappresentante una dissolutezza ormai abituata a qualsiasi spettacolo, ma incapace di rinunciarvi!

Avete scovato altri dipinti nel filmato? Se si aspetto vostre segnalazioni… Voir les Autres Tableaux? See other Paintings? A Presto…

Pubblicato in:  on Dicembre 10, 2009 at 1:25 pm Commenti (2)
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J’espère…

Il Natale per me è l’attesa! Il Natale è come la vita; il momento più bello è sempre il momento prima del raggiungimento della meta, prima della conquista, prima della festa! Quel prezioso attimo sospeso in cui ci si aspetta, ogni volta, il raggiungimento di ciò che si è anelato. Si è pieni di nostalgia per quello che un tempo è stato e che si vorrebbe ancora, a darci gioia è la speranza che quel qualcosa ritorni. E allora ci si prepara,si aspetta, non si sa più cosa, ma aspettiamo godendo dell’attesa. Quasi si vorrebbe fuggire dalla meta per continuare ad immaginare. Ma Natale arriva sempre! Poi… ci si accorge proprio quando si è ottenuto, che in realtà aspettavamo un sogno, qualcosa che non abbiamo mai avuto, qualcosa che avevamo solo immaginato e quella nostalgia era solo un’illusione,  una compagna falsa che rendeva più magica l’attesa. Ma ormai, prima di quanto pensavamo è già Natale!

E DOPO QUESTE DIVAGAZIONI VI PROPONGO PARTE DELLA MIA COLLEZIONE DI CARTOLINE NATALIZIE D’AUTRE TEMP, BUONA VISIONE:



Una vita… Breve

Anche qui, nella terra del passato abbiamo le nostre assurdità, le nostre incoerenze, le nostre stupidatà. Purtroppo come in molti altri casi, è la donna l’oggetto di tanta ottusagine! Vi parlerò del corsetto…

Prendo questo arnese, Barbarico (senza voler offendere i barbari che tra l’altro non credo lo usassero), come simbolo di una stupidità secolare. Vedete, questo è un oggetto frivolo, che a primo acchitto sembra non rappresentare nulla di rilevante, ma credo che non sia così. Non ci sono oggetti simili nel guardaroba maschile, se guardate indietro vi accorgerete che storicamente non c’è un solo indumento nel guardaroba maschile che sia associabile a questo. A l’uomo non è mai stato richiesto di modificare il proprio corpo in maniera tanto dolorosa, perché l’uomo non ha mai avuto bisogno di adeguare la propria estetica ai tempi e alle mode, ma semmai la propria mente. La donna doveva essere appetibile, non importava cosa pensasse, se pensasse… doveva essere gradevole all’uomo e doveva modificare il suo corpo a tal fine.

Non è mai importato più di tanto se l’uomo fosse stato brutto; era la posizione sociale, il potere a conferirgli attrattive. La donna invece doveva mostrare l’unica merce che possedeva, il corpo! Il corsetto credo sia l’assurdo emblema di tutto ciò, la donna bella secondo la mentalità dell’epoca, doveva avere una vita sottile, sottilissima e si era disposte a strizzarsi in arnesi di ferro per poterci riuscire!

Questa costrizione continua e violenta modificava il corpo femminile ed in alcuni casi provocava serissimi danni alla salute di queste “ingenue” donne. 

La “Gabbia di Venere” viene abbandonata all’incirca durante la metà degli anni ‘20 del novecento, i moti femministi, la conquista di un’identità di genere hanno favorito l’abbandono di un oggetto dichiaratamente dannoso e utilizzato al solo scopo di piacere, al pari di un’oggetto che rispetta determinate misure standard. La donna si libera dalla gabbia e dimostra d’avere molto altro da offrire!

Questa mia filippica femminista sta stretta persino a me, ma era necessaria per arrivare al punto: non sono mai stata una femminista, è una stupidagine e soprattutto oggi, significherebbe mettersi di propria volontà all’interno di categorie (maschio, femmina), significherebbe parlare per opposizioni e non è questo che ci serve. Il cliché della donna imconpresa contro l’uomo padrone credo sia minimizzante per entrambi i sessi. Infatti dovremmo superare questa dicotomia e parlare di generi, questi dovrebbero iniziare a confrontarsi. Non è screditando l’altro che ci si fortifica. Ad ogni modo, dopo tanta strada, dopo tante conquiste, dopo aver gettato i nostri corsetti nella pattumiera delle vergogne umane è triste dover assistere ancora giorno per giorno allo spettacolo di donne buone solo ad essere belle. Oggi non possiamo permettercelo, le “Donne Bustier” non sapevano quello che sappiamo noi, loro avevano delle scusanti, noi NO!