L’ego del Blogger II
febbraio 9, 2010
Seconda puntata della speculazione sulle dinamiche e sulle caratteristiche del soggetto Blogger, o come mi hanno suggerito “Blogghista”, versione italianizzata che ricorda un po’ meno il nome di una razza di cane. L’ego del Blogger parte prima si concludeva con l’ipotesi (piuttosto plausibile) di un esibizionismo intellettivo che spingerebbe il soggetto ad esprimere se stesso nella versione non tanto estetica quanto mentale ed oserei dire Astratta! Mi piace definirmi astratta… Nulla di più demodè ovviamente, oggi sono tutti concreti, materialisti, oggi tutti cercano la soluzioni al problema e non il modo di crearsene altri… Ma non usciamo fuori tema (non ancora almeno).
Appurato questo presunto esibizionismo bisognerebbe fare delle specificazioni. Non tutti si “esibiscono”, per così dire, allo stesso modo e con gli stessi risultati. Personalmente tendo al confronto, mi piace dire la mia anche quando non sono stata invitata all’orgia dialettica, anzi direi soprattutto quando non sono stata invitata! Da non confondermi però col tipo che deve dire sempre qualcosa, quello che deve sempre cicciare fuori nelle discussioni ma senza avere mai nulla da dire, è inopportuno in una maniere sciocca, inutile, non mette e non toglie nulla, vuole solo dimostrare la sua presenza sempre e comunque diventando solo fastidioso! Lo si potrebbe paragonare al tizio dei giardinetti con l’impermeabile, è innocuo ma molesto, al massimo ti procura una patetica risata di compatimento… Dopotutto confronto d’accordo, ma certe volte la scelta del silnzio è la migliore scelta possibile!
Poi c’è il taciturno, che spicca proprio per i suoi silenzi, mentre il gruppo discute lui tace, ha pronunciato una lapidaria affermazione che pareva uno spunto e poi più nulla, sembra preso da mistiche riflessioni ed alla domanda “E tu? Cosa ne pensi?” ti risponde con spallucce… oppure ti avvisa che non stava pensando proprio a niente! Non mi è tanto simpatica tale categoria, lo ammetto… Capisco che si possa scegliere di non dire la propria, ma schierarsi sempre dalla parte del silenzio è limitante! Come quelli che vanno in discoteca e poi non ballano… Fanno tappezzeria e guardano gli altri ballare, mi chiedo; ma non possono sgranocchiare noccioline a casa loro?!
Poi… C’è il bastian contrario, l’oppositore a prescindere, innesca la discussione solo per creare un pretesto per dissentire, si sente un rivoluzionario ribelle solo perché si oppone, non importa a cosa, fosse pure per ribadire il primato delle patatine sui nachos, un po’ come quelli che vanno in un posto solo per parlarne male, indignarsi e andarse borbottando!
Tutti questi atteggiamenti, queste idiosincrasie sono parte della quotidianità ma si rispecchiano nei blog che alcuni di questi soggetti decidono di aprire, declinazioni di diversi esibizionismi!
Un post innamorato
febbraio 8, 2010
Amore mio, oggi sto pensando a te! Ormai è più di un anno che non ci vediamo. So di dovermi far perdonare, a molte altre belle ho fatto visita e proprio quest’anno ti ho tradita per la tua unica antagonista, la sola, l’altro amore voluttuoso che riesce a tenerti testa. Ma tu sei il mio primo amore! Ricordo la prima volta che ti vidi, tanto tempo fa, ormai una vita fa… Per la prima volta in vita mia conobbi il colpo di fulmine, fui persa in un’istante, non avrei mai più smesso d’amarti! Mi parlarono di te, mi avevano avvertita… Si raccontava della tua bellezza, ma non volli crederci, arrivai a te senza aspettative, scettica e stanca in un’assolata mattina… Poi ti vidi e non ci fu nient’altro! 
Provai invano a fotografarti, ma che frustrazione… La mia inettitudine non poteva catturare la tua atmosfera che non si fotografa, si vive! Nei giorni tristi in cui vorrei essere lì con te, riguardo i tuoi scatti inquadrati da me patetica innamorata. Li riguardo ma non sembri così straordinariamente bella, non vibri del tuo mistero, non sono riuscita a catturare il tuo umore, appari retorica, stereotipata…come una qualsiasi cartolina, a fuoco ma senza vita. In alcuni scatti la mia figura intrusa sembra imporsi senza rispetto e mi pento d’averci ritratte assieme. In nessuna ti colgo splendida come sei!
Allora rincorro i ricordi, di quando ti camminavo dentro, di quando ti percorrevo perdendomi; le tue storie, i tuoi colori, i tuoi spazi, il tuo rigore simmetrico, i tuoi padri illustri… Le curve dei tuoi ponti, le carnosità erbose delle tue colline, la fluidità sinuosa del tuo fiume verdastro che si insinua nel paesaggio, nella vista… L’alba a Ponte Vecchio, le chitarre improvvisate di sconosciuti suonatori ruffiani ci inducevano alla fusione sensuale. Mesi e mesi dopo il nostro allontanamento io continuavo a sognarti, ti rivedevo mutilata dall’incapacità del sonno, distorta dall’astrattismo dell’occhio inconscio, ma eri tu, i tuoi odori, i tuoi colori di marmo, le tue ombre lunghe, il fascino dei tuoi fantasmi geniali che ancora si avvertono. Amore mio, ti tradirò ancora lo so, conosco la mia indole, la mia smania di infatuazioni molteplici… svincolata dalla superficiale mentalità turistica cerco nuove strade per sfinire i muscoli delle gambe, nuove atmosfere da percepire fingendo che mi appartengano… L’esigenza di lasciarmi innamorare ancora una volta… Ma tu rimarrai il primo posto in cui mi sono sentita a casa, il luogo in cui vorrei morire, là nelle tue braccia di cipresso, abbagliata dagli spilli di luce dell’Arno al tramonto, nella tua avvenenza immortale… Rimango tua, in attesa di riabbracciarti per l’ennesima volta! Arrivederci.
P.S: Un giorno mi piacerebbe comprendere il perché della mia attrazione per le città attraversate fa fiumi.
Sotto i vestiti
febbraio 7, 2010
Tema all’apparenza prosaico, in realtà rivelatore! Parlo degli indumenti intimi. In altre occasioni mi è capitato di dissertare sugli indumenti NO, sarebbe arrivato mai il momento di parlare degli indumenti SI? Si, sarebbe arrivato!
Il discorso è complesso e come mio solito, ormai sarete abituati, lo articolo muovendomi tra il passato e il presente. Il capo intimo, a meno che non sia finalizzato allo scopo ludico, diciamo così, sembra essere del tutto sottovalutato. Personalmente ci do molto peso. Per me il capo intimo ha un’importanza ideologica ovvero a prescindere che sia sfoggiato per essere visto, l’indumento ha una valenza. Dalla cena al supermarket, dalla passeggiata al cinema, per qualsiasi occasione ci metto cura. Bene, appurato ciò c’è da chiarire cosa si intende per “cura”. Probabilmente per chiarirmi dovrò rimestare nel mio passato. Rimesto? Rimesto; mia nonna sin da piccina mi diceva: “Bella di nonna, bisogna sempre avere tutto in ordine lì sotto perché metti caso ti capita qualcosa e finisci in ospedale, che figura fai coi dottori quando ti spogliano per visitarti?!”non chiedetemi perché mi nonna avesse di tali timori perché non me lo spiego tutt’oggi nemmeno io… Resta il fatto che tale preoccupazione per gli indumenti intimi mi è rimasta, l’ho tramutata in qualcosa di meno catastrofico ma il condizionamento temo si sia radicato!
In passato vuoi che scarseggiassero invenzioni atte a star comode, vuoi che le donne fossero abituate maggiormente al bello… ci si agghindava con molta più cura nel settore intimo in confronto ad oggi! Non parlo di dover sfoggiare scomodi arnesi “strizza/intra/spremi/tira”, parlo di decenza! Oscene maglie della salute, mutande con strani disegni, talvolta ci scappa anche il forellino distratto… Io non potrei sopportare l’idea di girare decente sopra e oscena sotto! È ipocrita, ideologicamente scorretto!
C’è un indumento intollerabile che andrebbe vietato dalla legge: il Gambaletto anti stupro! Per i poveri uomini ingenui, che non oserebbero mai pensare la propria bella capace di tanto orrore, mi spiegherò meglio. Trattasi di quella calza, di solito color carne che si ferma all’altezza del polpaccio, che ti lascia in omaggio il segno dell’elastico per ore, tendente al floscio dopo il secondo utilizzo. È quell’indumento che renderebbe la gamba di Kim Basinger simile a quella della sora Lella! Mi chiedo, ma costa tanto rendersi conto di quanto si faccia schifo in quelle mostruose condizioni? Va bene, non si è mosse dall’urgenza dell’accoppiamento, dall’ansia dello sguardo altrui, ma che diamine, un po’ di senso estetico… Un’auto reggente no? Vi costa tanto? È peccato mortale forse? Si teme di finire all’inferno?
Oggi giorno, ci si imbelletta sotto i vestiti solo se di li a poco andranno tolti. Insomma quando si parla di sottovesti, reggicalze, autoreggenti, si parla di “Serata Folle”, non più cura di se stesse o sentirsi attraenti a prescindere! Se poi entri in un negozio di intimo e vuoi, disgraziatamente, un reggicalze ti avvicini alla commessa con aria colpevole e le chiedi: “vorrei un reggicalze”… Lei ti guarda, sorride, occhiolino e risponde sicura “Seratina è?! Lasci fare a me…” Ed è lì che devi iniziare a temere! Torna con un oggetto non ben identificato; Ghepardo di dietro, Zebrato davanti, Pon pon di peluche rosa e para-seni con pendagli per performance da artista (non sto scherzando guardate i cataloghi di Natale delle marche più famose). Non oso immaginare per san Valentino cosa abbiano architettato… Al che le chiarisci di non averle chiesto consigli per un’orgia con persone di dubbio gusto, ma semplicemente di averle chiesto un reggicalze… Così dopo che ti ha guardato come dire “Non capisci nulla, stasera vai in bianco!”, forse e dico forse, esci con il tuo acquisto chiedendoti molte cose… TROPPE…
Fuori programma
febbraio 5, 2010
Il programma prevedeva un post molto buffo, lo avrei preparato in questa fredda serata, con un thè nero a pizzicarmi le labbra… per ridere di me, degli altri, della quotidianità bislacca… ma poi pesante mi si è afflosciata addosso la tristezza! È giunta senza preavviso, nascendo dal racconto di una storia che mi ha abbattuta! Non so perché reagisco così… Il dolore mi ha bloccata, mi ha appiattito al suolo e ho dovuto constatare la mia totale impotenza nei confronti della sofferenza altrui! Ci sono momenti nella mia incoerente complessità che sento l’esigenza di stringere il prossimo, di dimostrargli un amore che non comprendo da dove provenga! Nel deserto del mio cinismo ogni tanto nasce una piantina dai fiori rossi, qualche storia mi colpisce di più e dimentico me stessa e i miei banali travagli e vorrei piangere solo per la sofferenza altrui… Soffro per storie che non mi appartengono, per persone che non conosco… Mi viene quasi la dannosa tentazione di pregare, cederei alla debolezza di cercare motivazioni inesistenti rintanandomi nella coerenza della religione… Sono gli unici momenti in cui mi pesa l’ateismo, paradossalmente non è mai per me che sento l’esigenza della preghiera, ma per gli altri avverto la necessità di quell’odioso oppio. Ma qui sfociamo in un discorso che non ho la forza di trattare ora e qui. Quante domande avrei da fare, ma non riescono a sgusciare fuori dalla mia bocca… Questo è un post inutile, fuori luogo, senza senso… Un post che sarebbe meglio non far leggere, che dovrei tenere per me, ma se sarò fortunata lo leggeranno in pochi. E dopotutto, non ci sarebbe nemmeno nulla da commentare. Per chi passi di qua la canzone sarà valsa la pena della visita! Saluti.
Appriposito di Zivago
febbraio 5, 2010
Magnifico romanzo di Boris Pasternak il Dottor Zivago è un capolavoro sia della letteratura e poi della cinematografia! Trama complessa, ha tutto; ideali, politica, storia, amore, colpa… un affresco spettacolare che mette a fuoco personaggi eterni. Uno per pochissimi film che sul finale mi commuovono irrefrenabilmente (ribadisco che non ho affatto la lacrima facile), anche il libro, consistente e per lettori avvezzi, coinvolge come pochi romanzi riescono a fare. Della versione cinematografica vi segnalo inoltre il tema musicale, che trascina particolarmente… Il Tema di Lara! Qui di seguito vi propongo una delle scene più forti del film, un dialogo alquanto esplicito tra Lara (la protagonista) e uno dei personaggi oscuri della storia:
Oh, come soffro…
febbraio 4, 2010
(Il titolo è una citazione cinematografica D’Autre temp che non credo i miei lettori ricorderanno…)
C’è stato un tempo ormai finito, in cui concepivo l’amore solo come sofferenza! Prima che la vita mi regalasse una fetta della sua straordinaria imprevedibilità ero un’adolescente sentimentale innamorata dell’amore. Il fatto è che ne avevo una visione ben precisa; infarcita soprattutto di letteratura russa, formai nella mia mente un gusto particolare per la sfera sofferente dell’amore! Credo sia un gusto ormai formato che ad oggi viene mitigato da un cinismo calcareo che gli impedisce di emergere! L’unico amore che per anni ho concepito era l’amore platonico, un amore che a dirsela tutta è un non amore, “i grandi” direbbero che non è affatto amore, perché non c’è confronto, non c’è relazione… è un amore nella propria testa! Verissimo, ed io non ci avrei rinunciato, mi beavo nel dolore e se appena mi rendevo conto che la cosa aveva possibilità di concretizzarsi… Via, a gambe levate, mandavo tutto in malora per poi soffrire della privazione dolorosa dell’amato!
Pergiunta, mi attraevano i personaggi tormentati, sofferenti, i dottor Zivago della situazione! L’anima della festa? Un deficiente! Superata questa fase, posso permettermi però di osservare la situazione senza implicazioni personali. Facendo le classiche, dovute eccezioni; ho notato che i sofferenti iniziano a scarseggiare! Nessuno che soffra più profondamente, nessuna Rosalina, per quanto fatuo amore, toglie il sonno ai giovani d’oggi! Raro come un diamante grezzo il tipo che si è ridotto pelle e ossa per amore, il giovane che si rintana in casa con la testa nella musica ruffiana e sadica, nemmeno a parlarne di compositori ispirati… tutti pronti a sostituire i vecchi sentimenti con sentimenti nuovi di zecca! Certo, certo… ancora si possono ascoltare frasi del tipo “Sono in un periodo triste, mi ha lasciato la tipa….” Ma poi, una sera dopo, con la scusante di distrarsi un po’ dopo un’enorme sofferenza si è già in giro a rimorchiare. È vero, non tutti i rapporti lasciano le stesse piaghe, ma è mai possibile che nessuna relazione, o infatuazione lasci un segno?
Ok, vi dirò come la penso; io non credo che la nostra società si stia avviando alla durezza o all’insensibilità… Al contrario, in questi anni abbiamo assistito alla democratizzazione del sentimentalismo! Se prima corazze dure, dopo anni di educazione rigida rischiavano di sbracare per un po’ di dolcezza, oggi è l’opposto! La sofferenza si è inflazionata, si piange per un filmetto sentimentale e per una relazione di anni che finisce e le dimensioni si appiattiscono! Se si soffre per tutto è come dire che non si soffre per nulla, con la liberalizzazione del sentimentalismo abbiamo abbassato la soglia delle sensazioni che si sono progressivamente affievolite… In effetti è una generazione di piagnoni, ma ciò che mi manda in bestia è che non c’è una reale sofferenza, ma è solo un atteggiamento che non implica sensibilità, trovo intollerabile, quasi promiscuo commuoversi con tanta facilità per qualsiasi cosa, il pianto perde valore. La durezza, la capacità di scindere i sentimenti e dargli gerarchie non significa essere insensibili, ma solo dare il giusto peso a ciò che si prova. Ci espone al rischio di provare ancora qualcosa che ci disorienti!
Cozze e cioccolato (onirici scherzi)
febbraio 3, 2010
AVVERTENZE: Questo post è sconsigliato ai deboli di stomaco, agli insonni e a coloro i quali credono d’avere una certa somiglianza con Denny De Vito…
L’argomento è imbarazzante, davvero imbarazzante… ma dicono che condividere fa bene, esporre le proprie preoccupazioni sia sano… Mha! Comunque, proviamo. Ci sono mattine che mi sveglio con una curiosa sensazione… non ricordo ancora bene cosa ho sognato ma… so d’averlo fatto! La sensazione è curiosamente inopportuna, si potrebbe definire spiacevole, come l’aver mangiato qualcosa di buono ma succeduto da una pietanza che non c’entrava proprio nulla, ecco; come aver mangiato cozze e cioccolato! Mi rigiro con gli occhi ancora chiusi e Bang! Riappare nitido come un filmato in HD il sogno molesto. Non è possibile… Ancora? Dovete sapere che mi capita, da sempre, di sognarmi in atteggiamenti… Mmm…” intimi”, con persone che detesto o meglio che trovo particolarmente poco attraenti! Sogno incontri alla paprika col cosiddetto “Gabbinetto”! Non parlo di sognare un tipo di uomo che a me personalmente non piace, che so… Preferisco i mori con gli occhi scuri e sogno il biondo con gli occhi chiari… Macché, io sogno Danny De Vito… e non è solo un esempio, l’ho sognato per davvero! Questo genere di sogni dal contenuto Hot non si verificano mai con uomini che ritengo (io personalmente) piacenti. Mai che il sogno sia soddisfacente con il tipo che mi piace, il compagno, l’attore che ritengo essere adattissimo alla tematica… Mai! Bé, certo ho sognato anche loro ma il sogno non va mai a buon fine! Un esempio? Suona la sveglia nel momento clou, la banda comunale decide di sfilare dentro la mia camera da letto proprio sul più bello, oppure mi ritrovo in posti assurdi e poco sicuri, luoghi dove è molto probabile essere interrotti… Tipo? Al centro del colosseo coi turisti giapponesi armati di macchina fotografica, o come quando tornai da Parigi e sognai di farlo a Canal san Martin, su di una chiusa rischiando di cadere in acqua! Col tizio “Gabbinetto” invece fila sempre tutto liscio, liscissimo, si arriva a destinazione perfettamente, con tanto di dettagli, acrobazie e applauso finale… Intendiamoci, non voglio dire che una persona poco attraente non possa rivelarsi interessante e a suo modo piacente, ma dopo averci discusso, dopo averlo conosciuto meglio, avendo valutato la sua interiorità… Ma nei miei sogni non c’è il tempo nemmeno per un caffé… Che so una presentazione, due chiacchiere per scaldare l’ambiente… Niente! Poi, col tipo che mi piace il mio inconscio si dilunga in infinite dissertazioni… E così senza averne l’intenzione mi ritrovo nel vortice della passione ad esempio col panettiere… No, no, mica l’iconografico panettiere delle banali fantasie erotiche femminili; con la maglietta bianca aderente, infarinato quanto basta… parlo proprio del mio panettiere che con tutta la buona volontà non è considerabile sotto quel punto di vista! Che abbia l’inconscio democratico? Ideologicamente schierato a favore della casta degli intoccabili sessualmente? Predisposto a dare asilo agli esclusi dal mio conscio? Se qualche psicologo legge questo post mi farebbe un favore se mi dicesse la sua… Grazie!
Conte nella testa
febbraio 2, 2010
Quando penso alla “dichiarazione musicale” che più d’ogni altra potrebbe trascinarmi…
Agression
febbraio 1, 2010
La porto sempre con me, è a portata di mano. La posiziono strategicamente in modo da poterla impugnare agevolmente. Ci sono giorni che esco senza, ma mi serve solo da rinforzo perché mi rendo conto che averla con me è molto meglio. Quando cammino per strada, con la testa fluttuante sopra il corpo, gli occhi altrui sembrano banchi di pesci grigi che appena mi volto di scatto si dissolvono simultaneamente e in quel momento la sento, sotto i vestiti, nella custodia della mia giarrettiera; sento l’acciaio freddo della mia aggressvità pronta a sparare. Aimé, capita spesso di fare fuoco, ormai è diventato involontario, senza lasciare testimoni, in modo discreto, con un ovattato silenziatore sparo a zero!
Poi mi accorgo d’aver sbagliato, ma è troppo tardi. Si sa, con le persone non ci sono seconde chance e delle volte, rare volte, vedo allontanarsi treni che non ripasseranno! A volte non spari per ferire gli altri ma solo per ledere te, volontariamente, preferisci il senso di colpa all’idea di soccombere per prima. Ma vaglielo a spiegare alla gente e pur facendolo capirebbero? Perché dovrebbero compiere tale sforzo? No, non vedrebbero! E allora che abbiano ciò che vogliono; una giustificazione per fare ciò che farebbero comunque.
Poi ci sono quei momenti che vorrei durassero una vita, in cui l’arma mi scivola di mano… il tonfo liberatorio del suo peso sul pavimento. La vittima prescelta ti disarma, ti ha capita chi sa come, e non hai bisogno di sparare. Approccia a te nella maniera giusta, in modo naturale, spontaneo e quasi infantile, è andata oltre e non si è spaventata del fulgore dell’arma e così la risparmio, provando a ricordare come si fa a sentirsi se stessi!
La noia
febbraio 1, 2010
Alberto Moravia nel 1960 pubblica: La noia! Romanzo a cui sono piuttosto affezionata. Lettura abbastanza pesante, che però per la strada riesce ad attrarre l’interesse del lettore più prosaico! Trama esistenzialista, di heideggeriana memoria, ci dipinge anche un quadro critico della classe alto borgese romana! La personalità senza dimensioni del personaggio di Cecilia diventa per Dino (il protagonista) il pretesto per rovinare la sua già disordinata esistenza. Una versione cinematografica diretta da Damiano Damiani prevede un finale leggermente diverso.
Il protagonista si libera volontariamente dall’ossessione… Non ho condiviso questa scelta, ritengo che il significato del libro fosse meno edificante, e meno logico, come spesso capita in questi casi! Consiglio questo libro e questo film? No, ma non è sempre saggio seguire i consigli!















